Pride Month: l’ABC degli LGBT

Il mese di giugno è dedicato all’orgoglio gay o, com’è più corretto, all’orgoglio LGBT+. C’è ancora moltissima disinformazione riguardo questa comunità e alle festività ad essa collegate ma, in realtà, il mese dei Pride è nato da avvenimenti significativi che hanno segnato non solo la comunità LGBT+, ma il mondo intero. Andiamo quindi a vedere quali sono le cose da tenere a mente quando parliamo di Pride e LGBT+.
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Nei nostri articoli parliamo spesso di argomenti tabù perché, come purtroppo sappiamo già da tempo, gli argomenti tabù non sono altri che quelli riguardanti la sessualità. Questo è uno dei motivi per il quale, tra gli innumerevoli risvolti negativi che questa inspiegabile vergogna crea nella società, i pregiudizi riguardanti il mondo LGBT+ sono all’ordine del giorno.

La paura del diverso è un elemento comune nella razza umana, ma non dev’essere per forza così. La parola chiave è “informazione”; abbiamo a disposizione tutti gli strumenti necessari per imparare a conoscere ciò che non rientra nella nostra vita quotidiana, perciò perché non usarli?

Per che cosa sta LGBT+?

Nel corso degli anni, la sigla LGBT è diventata simbolo di una comunità che, per comodità, si è sempre definita “gay” o “omosessuale”. Come sappiamo, però, non esistono solo gay e lesbiche nel mondo, ma anche bisessuali e transessuali. Con il passare del tempo, però, questa sigla è diventata “stretta”, perché la comunità si è espansa sempre più per accogliere qualsiasi individuo “queer”, ovvero con un’identità di genere o una sessualità che differiva dalle uniche socialmente accettate. Ci sono quindi i pansessuali, i non-binary, i genderqueer, gli asessuali e molte altre persone che, semplicemente, non si ritrovano nella definizione di “cisgender”, ovvero che si ritrova nel genere che gli è stato assegnato alla nascita, o eterosessuale. Nonostante la sigla si possa trovare in diverse varianti, come ad esempio LGBTQ, dove Q sta per queer, per comodità spesso si aggiunge semplicemente un +, andando a significare qualcosa come “lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e tutti gli altri”.

Va da sé che, insieme alla sigla, anche il nome dei vari eventi sia stato modificato nel corso degli anni; ecco quindi che il Gay Pride, ad esempio, ora viene sempre più spesso chiamato LGBT Pride o, semplicemente, Pride. Il segreto di questa comunità sta nell’inclusione, sempre e comunque.

Perché è stato scelto proprio il mese di giugno?

La comunità LGBT+ ha una lunga storia alle spalle, ma c’è un evento in particolare che ha rappresentato un punto di svolta. Si tratta dei moti di Stonewall, chiamati anche rivolta di Stonewall o semplicemente Stonewall, ovvero una serie di scontri che videro protagonisti alcuni individui queer e la polizia, nel mese di giugno del 1969, in un locale chiamato Stonewall Inn.

In quegli anni accadeva di frequente che i poliziotti aggredissero membri della comunità LGBT+ senza alcun reale motivo; il 28 giugno 1969, perciò, nessuno si sorprese quando la polizia fece irruzione allo Stonewall Inn per prendere a manganellate qualche innocente. La differenza fu, però, che questa volta la comunità non restò a guardare; Sylvia Rivera, attivista transgender ed ora icona LGBT+, rispose all’attacco lanciando una scarpa col tacco contro un poliziotto. A quell’azione ne seguirono altre, fino a scatenare una vera e propria rivolta che durò per svariati giorni; la comunità si riversò per le strade, perché, dal momento che nascondersi non era abbastanza per essere lasciati in pace, tanto valeva mostrarsi al mondo.

Lo slogan era infatti “Say it clear, say it loud. Gay is good, gay is proud”, ovvero “Dillo chiaramente, dillo ad alta voce. Gay è giusto, gay è orgoglioso”. Nato da persone che non avevano più voglia di nascondersi, che volevano urlare al mondo che la loro esistenza era giusta e non era motivo d’imbarazzo, sembra solo giusto che il vestiario rispecchiasse quest’idea:

pride2 Pride Month: l’ABC degli LGBT

colori sgargianti, abiti vistosi e provocanti erano il riflesso dell’esasperazione di chi, fino a quel momento, ha dovuto condurre una vita nascosto dal resto del mondo.

Esattamente un anno dopo venne organizzato il primo Pride a New York, e anche durante questa marcia venne rispettato il principio dei moti di Stonewall; durante questo giorno, tutti potevano essere liberi di dare sfogo alla loro vera identità, specialmente transessuali e persone che, semplicemente, non volevano rispettare le rigide regole imposte da una società che ha paura del diverso

Perché festeggiamo il Pride ancora oggi?

Semplice: perché ce n’è ancora bisogno. Oltre ad essere una ricorrenza importante per la comunità LGBT+, il mese del Pride è rilevante anche a livello sociale, dal momento che omosessuali, transessuali e chiunque non rientri nei “binari” della società viene additato come “difettoso”, discriminato dalla legge, insultato, cacciato di casa e ucciso. Oggi, come cinquant’anni fa, è ancora importantissimo, necessario e vitale celebrare ogni tipo di identità, nella maniera che si preferisce, in ogni parte del mondo.

pride3 Pride Month: l’ABC degli LGBT

Posso andare al Pride anche se sono etero e cis?

Certamente: i “cishet”, ovvero le persone eterosessuali e cisgender, sono i benvenuti al Pride, logicamente come alleati. Quando si partecipa ad un evento così importante, infatti, bisogna evitare di farlo con la mentalità di un bambino che sta andando allo zoo per la prima volta; non si tratta solo ed esclusivamente di divertimento, bensì di una rivendicazione di diritti che i cishet danno per scontati.

Se siete uomini cishet e andate al pride, quindi, evitate di esporre cartelli come “mi piace la patata ma sostengo la parata”, magari con annesso anche il vostro numero di cellulare. Partecipate al Pride tenendo a mente qualche amico o familiare a voi caro che ha subito episodi di discriminazione in quanto parte della comunità LGBT+. 

Perché non esiste un “etero pride”?

A molti di voi questa domanda sembrerà assurda, specialmente dopo aver letto questo articolo… e, in effetti, si tratta di una domanda non solo assurda, ma anche francamente stupida ed ignorante. Non esiste un etero pride perché in nessun paese l’eterosessualità è punita con la morte, nessuno viene picchiato o ucciso in quanto etero e il diritto di sposarsi, avere figli e vivere come si preferisce, le persone eterosessuali lo hanno sempre avuto. L’”etero pride” è ogni giorno, in qualsiasi parte del mondo; la comunità LGBT+ ha creato un Pride appositamente per sfuggire almeno per un po’ alle discriminazioni quotidiane attuate proprio dai cishet.

Come posso sostenere la comunità?

Se non potete partecipare ai Pride, ci sono moltissimi modi per sostenere la comunità LGBT+, anche e soprattutto durante il corso dell’anno. Anche se non avete la disponibilità economica per donare alle associazioni LGBT+, ogni azione può fare la differenza; fate sapere ai vostri amici che li apprezzate e li sostenete nelle loro scelte, informatevi tramite internet riguardo i problemi della comunità, tenetevi aggiornati e cercate di creare un ambiente meno ostile nei confronti del “diverso” di cui si ha tanta paura. Come ho detto all’inizio di questo articolo, la parola chiave è “informazione”. E non dimenticate di augurare un buon Mese dell’Orgoglio a tutti i vostri amici!

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