Rapporti sessuali: qual è la durata ideale?

Qual è la durata ideale di un rapporto? Se parliamo di rapporto inteso come relazione, idealmente, dovrebbe durare “per sempre”. In questo caso, però, stiamo parlando di rapporti sessuali, e la durata ideale è decisamente ridotta. Andiamo a scoprire le tempistiche della performance sessuale perfetta e a sfatare i miti che questi risultati portano con sé.
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durata rapporto sessuale

Andiamo a rispondere subito alla domanda del titolo basandoci sulle ricerche degli studiosi: secondo una ricerca del Journal Sexual Medicine, condotta in maniera statistica, la durata ottimale di un rapporto sessuale varierebbe dai 3 ai 13 minuti.

In altri articoli abbiamo parlato di eiaculazione precoce; per riassumere con informazioni rilevanti per questo pezzo, si può parlare di eiaculazione precoce quando l’uomo impiega un minuto o anche meno per venire.
Per chiarire, queste tempistiche sono calcolate senza tenere conto dei preliminari; questi ultimi potrebbero comprendere una preparazione fisica ma anche mentale e, oltre ad essere uno step assolutamente necessario per la buona riuscita del sesso, sono anche un modo di “salvare il rapporto” in casi di eiaculazione precoce dell’uomo. Se quest’ultimo sa di avere questo problema, può infatti concentrarsi sulla sua donna o sul suo uomo prima dell’inizio della penetrazione; è in seguito a questo atto, infatti, che gli studi tengono conto delle tempistiche.

durata-letto Rapporti sessuali: qual è la durata ideale?

La ricerca condotta dalla Society for Sex Therapy and Research di Washington ha addirittura stabilito che, dopo 13 minuti, un rapporto sessuale potrebbe diventare anche noioso. Hanno quindi diviso in tre categorie i diversi rapporti sessuali in base alla durata, classificandoli come segue:

  • Da 3 a 7 minuti: rapporto sessuale adeguato
  • Da 7 a 10 minuti: rapporto sessuale auspicabile
  • Sotto 1 minuto o oltre i 13 minuti: rapporto sessuale troppo breve o troppo lungo.


Qual è la pecca di questi studi? Il limite di questo tipo di ricerche è evidente anche per chi non è esperto; si tiene conto soltanto della “quantità” e non della “qualità”. Gli studi si limitano a commentare la quantità del tempo speso a fare sesso, piuttosto che della qualità di quest’ultimo.

Inoltre, sappiamo già che un rapporto sessuale non coinvolge necessariamente la penetrazione e che molte persone, di qualsiasi orientamento, spesso praticano esclusivamente sesso orale, utilizzando oggetti, mani e chi più ne ha, più ne metta.

È quindi chiaro che non si possono definire “errati” in maniera assoluta i tempi al di sotto e al di sopra del minimo e del massimo proposto dagli studi, dal momento che il concetto di soddisfazione sessuale non è sempre correlato a quello della durata.
Tranne nei casi di eiaculazione precoce o ritardata, perciò, la variabile tempo non è realmente così importante, specialmente se questa tiene conto esclusivamente della penetrazione, ignorando preliminari e giochini di vario genere, oltre alle dinamiche della coppia e alla loro relazione romantica, che influisce molto sulla qualità del sesso.

Il Professor Corty, uno dei ricercatori che si è occupato di questi studi, è il primo a suggerire di non prendere troppo alla lettera i risultati, in quanto relativi da coppia a coppia e da individuo a individuo.
Semmai, questi risultati potrebbero essere utilizzati per tranquillizzare quelle coppie o quegli individui che credono di “non durare abbastanza”; magari influenzati dal porno o da film di vario genere, molte persone sono portate a pensare che il partner possa restare soddisfatto solo dopo ore e ore di sesso… ma dài, facciamo i realisti; dopo ore e ore di sesso, oltre ad essere stremati, si rischia seriamente di lacerare i nostri preziosi apparati genitali e, alla fine, di annoiarsi veramente.

Non esistono reali istruzioni per il sesso ideale; questi 13 minuti stabiliti dagli studiosi sono frutto di una serie di sondaggi probabilmente composti da domande molto mirate che non tengono in conto nessuna delle centinaia di sfaccettature di un rapporto romantico o sessuale.
Da questi studi, però, emerge effettivamente una verità; se un rapporto sessuale non deve avere delle tempistiche prestabilite, è vero che c’è un picco della passione in un determinato momento dell’amplesso.
Si tratta più o meno dello stesso principio che regola la nostra attenzione; quando ascoltiamo un professore, o quando assistiamo ad una conferenza, il nostro cervello tende ad annoiarsi circa dopo un quarto d’ora, e concentrarsi risulta molto più difficile.

Stando ai risultati degli studi, intorno ai dieci minuti di rapporto (probabilmente, a parer mio, anche prima) c’è un picco della passione, cosa che non significa altro se non che entrambi i partecipanti hanno superato le difficoltà ad inizio rapporto, come ad esempio un po’ d’imbarazzo, e stanno provando lo stesso piacere che, a breve, li porterà all’orgasmo. Così come le dimensioni contano relativamente, quindi, relativamente importante è anche il tempo che si passa a fare sesso. Qual è, alla fine, la cosa più importante in un rapporto sessuale? La stessa di un rapporto romantico: ascoltare ed imparare le necessità del partner, giocare, scoprirsi, non mettere mai se stessi prima dell’altro; la qualità vale mille volte più della quantità.

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